mercoledì 6 dicembre 2017

L'inno del "Granducato"


Populisti vestiti di stracci come briganti / si nascondono dietro un impero di carità / hano facce già viste, voci da replicanti / rare lacrimi, furbi sorrisi senza pietà / ... / Ma c'è un'anima popolare che alla porta ha busssato già / con la sua voglia di cantare dalla gola ti sgorgherà / è la musica di più gente che per quanto stonata sia / porta suoni anche a chi non sente con la virtù della fantasia".

venerdì 24 novembre 2017

Granducato Satiricus (ovvero come la nostra amministrazione affronta i problemi)

Scoperta la verità sulla riunione della nostra balda amministrazione di fronte al problema dell'attraversamento pedonale di via Clerici.
Ecco in esclusiva il nostro reportage.

Foto 1) Sindaco esterrefatto  dinanzi a dei pezzi di carta disegnati.(Trattasi della cartografia zona rotonda). L'assessore Pini , non avendo ancora capito dove si trovi sta ragionando sulla sua amata squadra di calcio.

Foto 2) Sindaco perplesso sul da farsi.
Foto3) Reazione di medioman alla chiamata.Intanto l'assessore pini ha la brillante idea di come schierare la squadra per vincere lo scudetto.

mercoledì 4 ottobre 2017

Medioman, ovvero la sicurezza a Gerenzano

Evviva anche a Gerenzano abbiamo il nostro “MEDIOMAN”
Dopo la segnalazione dei pericoli presenti sulla pista ciclabile , realizzata sulla Ex Statale Varesina ecco pubblicata a mezzo stampa la risposta della nostra amministrazione.
Riportiamo alcuni stralci con le nostre osservazioni:

“Se avessero fatto attenzione avrebbero notato, in prossimità della pista ciclabile i cartelli che indicano la presenza di un cantiere.”
E vero, i cartelli sono presenti, uno sul dosso in uscita del collegamento “Santino” varesina , ed uno posizionato davanti al supermercato LIDL, quindi molto prima dell’inizio della pista ciclabile ,ma cosa indicano precisamente?
Che si stanno effettuando lavori sul marciapiede del LIDL?

“Le opere non sono ultimate, i lavori sono in corso ed a carico di un operatore che non ha ancora consegnato le opere al Comune. Dopo l’ultimazione verrà effettuato il collaudo e solo successivamente la pista sarà definitivamente fruibile con tutte le garanzie di sicurezza del caso”
Allora se manca il collaudo come mai la pista è stata aperta?
Chi a rilasciato  la certificazione di sicurezza della pista?
Se qualche malcapitato dovesse cadere o peggio ancora finire investito chi sarà chiamato in causa per risarcire la persona?

 “Quando il tratto di pista sarà collaudato e consegnato al Comune ne daremo sicuramente comunicazione ed allora vedremo se quanto scritto impropriamente oggi potrà trovare ancora riscontro”, ha commentato l’assessore Pierangelo Borghi.

Nel frattempo rassicuriamo la popolazione che non potrà accadere nulla, avremo il nostro Medioman locale che vigilerà sulla sicurezza dei pedoni e ciclisti che utilizzeranno la pista.


venerdì 29 settembre 2017

Pista ciclabile o pista kamikaze? (Della serie "Le solite cazzate")

Pista ciclabile o pista kamikaze?
Arrivando da Saronno sulla ex statale varesina, appena entrati in territorio Gerenzanese veniamo accolti da un simpatico cartello segnaletico che ci avvisa delle realizzazione ed apertura di una pista ciclabile.

Pista segnalata e quindi utilizzabile da parte di ciclisti e pedoni.
Bella notizia direte voi, ma qui iniziano i guai, manca la scritta “Lasciate ogni speranza o Voi che entrate”
Difatti percorsi i primi 50 metri ci si imbatte in un pericolosissimo e simpaticissimo palo della luce , posizionato quasi centralmente alla pista, e come se non bastasse attorniato da delle bellissime buche posizionate a modo di trincee pronte ad arpionare i cerchi della bicicletta dell’ignaro ciclista.


    
Per non parlare delle condizioni dell’asfalto di tutta la pista.

Per i pochi baldi eroi che riusciranno a percorrere indenni il resto del percorso gli attende un ultima prova:
la roulette russa
Riuscire ad attraversare indenni il passaggio che permette di passare al lato opposto del sottopasso , per intenderci quello che porta sotto al ponte dell’autostrada , equivale più o meno alle stesse probabilità di riuscire a portare a casa la vita nella roulette russa.
Difatti per le autovetture , che percorrono il sottopasso e quasi impossibile riuscire ad individuare gli eventuali ciclisti che si apprestano ad attraversare.
Visibilità del tutto compromessa dalle siepi che corrono sul lato sinistro della strada.
Sarà forse per questo che pochi eroi scelgono di utilizzare la pista preferendo di rischiare la loro incolumità continuando a percorrere la loro corsa direttamente pedalando sulla ex statale.
Che dire , sembra di essere tornati indietro di 30 anni quando i nostri amministratori (tutti democristiani) preferivano fare lavori in fretta e furia, senza curarsi della qualità dei progetti, pur di apparire come fautori di grandi opere.
Il Granducato si dice preoccupato di questa gestione pressapochista  da parte di una giunta che ricorda molto le ormai, dimenticate, allegre brigate democristiane.
Gestione che pur di apparire non tiene assolutamente in conto la sicurezza della cittadinanza.
Gerenzanesi, meditate sul salto nel passato che abbiamo perpetrato


martedì 1 agosto 2017

Secondo mandato...solite cazzate

Il ricorso al Tar blocca la fornitura e l’installazione di quattordici telecamere in paese. La ditta che è arrivata seconda alla gara indetta dal Comune,  ha deciso di opporsi all’aggiudicazione dell’appalto, per motivi tecnici che le darebbero ragione.
Il Tribunale amministrativo dovrà quindi valutare la questione ad ottobre: l’amministrazione ha nominato a sua volta un legale per difendersi, ma sta provando a concludere una transazione. L’obiettivo è, dietro il versamento di una somma a titolo di accordo, di far rinunciare l’impresa al ricorso.
Ma cosa c’è in ballo? Si tratta di un appalto di circa 50mila euro per l’installazione di punti di controllo sia in centro che in periferia. Sette di questi piazzati anche i luoghi sensibili, sempre rimasti sprovvisti di videosorveglianza.
Sorgono spontanee due osservazioni:
   1)  Ma se la fornitura e l’istallazione sono state assegnate mediante bando alla società A che ha vinto l’appalto su quali basi la società B si sente in diritto di ricorrere al TAR?
Forse perché nel bando di concorso sono state effettuate sviste tali da poter in qualche modo favorire A al posto di B?
Altrimenti non si capisce come il comune possa arrivare a patteggiare con B per evitare di presentarsi dinnanzi ad un giudice?
   2)  Se l’errore è dovuto ad una negligenza da parte della giunta, che doveva vigilare sulla regolarità del bando, perché deve essere la comunità a sostenere i costi di un eventuale patteggiamento?
In una normale azienda se un dipendente causa per negligenza danni ad oggetti o cose ad esso affidati l’azienda si rivale sulla busta del dipendente, ora se la negligenza è stata causata da sindaco e assessori mi sembra dovuto che a rispondere siano i soggetti che dovevano vigilare.

A voi le conclusioni

giovedì 29 giugno 2017

Ma che bella giornata....Vanzulli e Ceriani condannati!

Oggi continuano ad arrivare belle notizie.
Altri due ciellini condannati.
Ricostruiamo un po la vicenda.
Il ‘metodo Kaleidos’. Una apparentemente modesta società di car sharing di Saronno, nel Varesotto, che improvvisamente, nell’arco di sei anni, mette le mani sui più succosi appalti pubblici regionali e sbaraglia ogni concorrenza. Tutto grazie a un dettaglio, raccontano oggi le carte di un’inchiesta: l’appartenenza dei manager Kaleidos, e dei funzionari regionali chiamati a indire i bandi di gara, alla Compagnia delle Opere. Tutti o quasi. Solo apparentemente aperti al mercato, alla concorrenza, a chi garantiva le condizioni migliori.
Kaleidos, raccontano le carte dell’inchiesta realizzata da carabinieri e Procura, dettava le linee per configurare gare su misura. Consigliava i funzionari regionali sulle condizioni da includere negli appalti, a volte chiedeva perfino che si “alzasse la base d’asta” per ottenere guadagni più vantaggiosi. Ovviamente, per garantirsi una vittoria scontata. Ed erano talmente sicuri di rimanere impuniti che tutte le irregolarità si consumavano senza alcuna precauzione, soprattutto attraverso i messaggi di posta elettronica. Dal 2005, per sei anni, sono stati 150mila quelli che i vertici della società Kaleidos – azienda con sede a Saronno, sulla carta esperta di auto a noleggio per aziende pubbliche e private – si sono scambiati con i funzionari della Regione, di Metropolitana Milanese, Aler e Ferrovie Nord.
I carabinieri del nucleo investigativo di via Moscova le hanno vagliate tutte, arrivando alla conclusione che la società guidata fino a un anno fa dai manager Massimo Vanzulli e Oreste Ceriani (e costituita dalla Compagnia delle Opere), sia riuscita per anni a mettere le mani su appalti pubblici da migliaia di euro, solo “grazie a una rete di collusioni e contatti”.
“La comune appartenenza”. A differenza dei tempi di Tangentopoli, gli interlocutori di Kaleidos non vendevano sempre il proprio ruolo, la carica, la funzione per denaro o favori. No. I rapporti con quella che i pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio chiamano “una vastissima rete fra imprenditori e professionisti”, nel loro atto d’accusa, andavano avanti grazie alla “comune appartenenza” al movimento di Comunione e liberazione. “Le fonti di prova raccolte – si legge nelle carte della Procura – hanno consentito di delineare un quadro di ampio respiro riguardante un disegno criminale imperniato su Kaleidos e finalizzato a turbare il corretto svolgimento di gare d’appalto di diverse amministrazioni”. Ruota tutto intorno alla Compagnia delle Opere, secondo l’accusa. “Un’associazione sorta nel 1986 per iniziativa di soggetti appartenenti agli ambienti ecclesiali di Comunione e Liberazione (né è sostanzialmente la sua propaggine economica), allo scopo di essere un valore aggiunto per gli iscritti”. I carabinieri, in un loro rapporto, ricordano anche come il motto della Compagnia sia “lo spirito di mutua collaborazione e assistenza”. E anche i principali indagati di questa inchiesta (Vanzulli e Ceriani, soprattutto), “come alti funzionari Kaleidos, sono risultati assolutamente addentro a tale circuito relazionale”.
“Sono stato favorito”. L’inchiesta a carico dei due manager – sfociata in 16 arresti per corruzione e turbativa d’asta nel gennaio 2013 – si è appena conclusa. Nelle migliaia di pagine di documenti allegati, si scoprono così particolari inediti sullo scandalo Kaleidos. E, questa volta, l’ipotesi dell’accusa viene rafforzata anche dalle ammissioni degli stessi indagati. Di fronte alle mail esplicite tra la società e la Regione, l’ex presidente di Kaleidos, Vanzulli, il 3 luglio scorso, non può negare l’evidenza. “Sicuramente sono a conoscenza – ammette – che i funzionari (della Regione), con cui mi sono relazionato, si rifanno alla comune appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione”. Vanzulli spiega comunque “che io offrivo un prodotto tecnicamente competitivo”, ma subito dopo è costretto ad ammettere come “ritengo che tale comune appartenenza mi abbia favorito”. E non basta. Per essere ancora più dettagliati, l’ex manager ricorda ai magistrati come “il valore delle mie capacità relazionali e l’efficacia delle stesse sono riconducibili alla mia appartenenza alla Compagnia delle Opere, appartenenza che ha influito sulla gestione degli appalti oggetto del processo penale”.
L’esclusiva con la CdO. Ricapitolando, dunque, nel corso del ventennio della presidenza del governatore Roberto Formigoni (non indagato in questo filone, ma rappresentanza proprio del mondo di Cl), funzionari della stessa area politica avvantaggiavano spudoratamente aziende della “stessa appartenenza”. È ancora lo stesso Vanzulli a riconoscerlo: “Ammetto – ricorda ancora – come Sems (società legata a Kaleidos)

riuscì ad avere un rapporto di esclusiva con i dirigenti della Regione nella strutturazione dei bandi finalizzati all’ottenimento dei contributi pubblici”. La spiegazione è sempre la stessa: questo rapporto “è stato favorito”, come “i miei rapporti privilegiati” – insiste ancora Vanzulli – dalla “mia appartenenza alla Cdo, nel senso che avevo la possibilità di interloquire con soggetti appartenenti alla area politica omogenea”.

E intanto un altro ciellino finisce in gabbia

L'inchiesta di Cremona su don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline


Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias "don Mercedes", già dirigente di primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L'accusa: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una pena fino a 12 anni.

Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.

Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono caduti in prescrizione, come spiega La Provincia di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes  -  chiamato così per la sua passione per il lusso  -  che nei luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture cielline.
Don Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la Dottrina della Fede ("In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza", c'era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo, era partita l'inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.