Scoperta la verità sulla riunione della nostra balda amministrazione di fronte al problema dell'attraversamento pedonale di via Clerici.
Ecco in esclusiva il nostro reportage.
Foto 1) Sindaco esterrefatto dinanzi a dei pezzi di carta disegnati.(Trattasi della cartografia zona rotonda). L'assessore Pini , non avendo ancora capito dove si trovi sta ragionando sulla sua amata squadra di calcio.
Foto 2) Sindaco perplesso sul da farsi.
Foto3) Reazione di medioman alla chiamata.Intanto l'assessore pini ha la brillante idea di come schierare la squadra per vincere lo scudetto.
venerdì 24 novembre 2017
mercoledì 4 ottobre 2017
Medioman, ovvero la sicurezza a Gerenzano
Evviva anche a Gerenzano abbiamo il
nostro “MEDIOMAN”
Dopo la segnalazione dei pericoli presenti sulla pista
ciclabile , realizzata sulla Ex Statale Varesina ecco pubblicata a mezzo stampa
la risposta della nostra amministrazione.
Riportiamo alcuni stralci con le nostre osservazioni:
“Se avessero fatto
attenzione avrebbero notato, in prossimità della pista ciclabile i cartelli che
indicano la presenza di un cantiere.”
E vero, i cartelli sono presenti, uno sul
dosso in uscita del collegamento “Santino” varesina , ed uno posizionato
davanti al supermercato LIDL, quindi molto prima dell’inizio della pista
ciclabile ,ma cosa indicano precisamente?
Che si stanno effettuando lavori sul
marciapiede del LIDL?
“Le opere non sono
ultimate, i lavori sono in corso ed a carico di un operatore che non ha ancora
consegnato le opere al Comune. Dopo l’ultimazione verrà effettuato il collaudo
e solo successivamente la pista sarà definitivamente fruibile con tutte le
garanzie di sicurezza del caso”
Allora se manca il collaudo come mai la
pista è stata aperta?
Chi a rilasciato la certificazione di sicurezza della pista?
Se qualche malcapitato dovesse cadere o
peggio ancora finire investito chi sarà chiamato in causa per risarcire la
persona?
“Quando il tratto di pista sarà collaudato e
consegnato al Comune ne daremo sicuramente comunicazione ed allora vedremo se
quanto scritto impropriamente oggi potrà trovare ancora riscontro”, ha
commentato l’assessore Pierangelo Borghi.
Nel frattempo rassicuriamo la popolazione che
non potrà accadere nulla, avremo il nostro Medioman locale che vigilerà sulla
sicurezza dei pedoni e ciclisti che utilizzeranno la pista.
venerdì 29 settembre 2017
Pista ciclabile o pista kamikaze? (Della serie "Le solite cazzate")
Pista ciclabile o
pista kamikaze?
Arrivando da Saronno sulla ex statale varesina, appena
entrati in territorio Gerenzanese veniamo accolti da un simpatico cartello
segnaletico che ci avvisa delle realizzazione ed apertura di una pista
ciclabile.
Pista segnalata e quindi utilizzabile da parte di ciclisti e
pedoni.
Bella notizia direte voi, ma qui iniziano i guai, manca la
scritta “Lasciate ogni speranza o Voi che entrate”
Difatti percorsi i primi 50 metri ci si imbatte in un
pericolosissimo e simpaticissimo palo della luce , posizionato quasi
centralmente alla pista, e come se non bastasse attorniato da delle bellissime
buche posizionate a modo di trincee pronte ad arpionare i cerchi della
bicicletta dell’ignaro ciclista.
Per non parlare delle condizioni dell’asfalto di tutta la
pista.
Per i pochi baldi eroi che riusciranno a percorrere indenni
il resto del percorso gli attende un ultima prova:
la roulette russa
Riuscire ad attraversare indenni il passaggio che permette
di passare al lato opposto del sottopasso , per intenderci quello che porta
sotto al ponte dell’autostrada , equivale più o meno alle stesse probabilità di
riuscire a portare a casa la vita nella roulette russa.
Difatti per le autovetture , che percorrono il sottopasso e
quasi impossibile riuscire ad individuare gli eventuali ciclisti che si
apprestano ad attraversare.
Visibilità del tutto compromessa dalle siepi che corrono sul
lato sinistro della strada.
Sarà forse per questo che pochi eroi scelgono di utilizzare
la pista preferendo di rischiare la loro incolumità continuando a percorrere la
loro corsa direttamente pedalando sulla ex statale.
Che dire , sembra di essere tornati indietro di 30 anni
quando i nostri amministratori (tutti democristiani) preferivano fare lavori in
fretta e furia, senza curarsi della qualità dei progetti, pur di apparire come
fautori di grandi opere.
Il Granducato si dice preoccupato di questa gestione pressapochista
da parte di una giunta che ricorda molto
le ormai, dimenticate, allegre brigate democristiane.
Gestione che pur di apparire non tiene assolutamente in
conto la sicurezza della cittadinanza.
Gerenzanesi,
meditate sul salto nel passato che abbiamo perpetrato
martedì 1 agosto 2017
Secondo mandato...solite cazzate
Il ricorso al Tar blocca la fornitura e l’installazione di quattordici
telecamere in paese. La ditta che è arrivata seconda alla gara indetta dal
Comune, ha deciso di opporsi all’aggiudicazione dell’appalto, per motivi
tecnici che le darebbero ragione.
Il Tribunale amministrativo dovrà quindi valutare la questione ad ottobre:
l’amministrazione ha nominato a sua volta un legale per difendersi, ma sta
provando a concludere una transazione. L’obiettivo è, dietro il versamento di
una somma a titolo di accordo, di far rinunciare l’impresa al ricorso.
Ma cosa c’è in ballo?
Si tratta di un appalto di circa 50mila euro per l’installazione di punti
di controllo sia in centro che in periferia. Sette di questi piazzati
anche i luoghi sensibili, sempre rimasti sprovvisti di videosorveglianza.
Sorgono spontanee due
osservazioni:
1) Ma se la fornitura e
l’istallazione sono state assegnate mediante bando alla società A che ha vinto
l’appalto su quali basi la società B si sente in diritto di ricorrere al TAR?
Forse perché nel bando
di concorso sono state effettuate sviste tali da poter in qualche modo favorire
A al posto di B?
Altrimenti non si
capisce come il comune possa arrivare a patteggiare con B per evitare di
presentarsi dinnanzi ad un giudice?
2) Se l’errore è dovuto
ad una negligenza da parte della giunta, che doveva vigilare sulla regolarità
del bando, perché deve essere la comunità a sostenere i costi di un eventuale
patteggiamento?
In una normale azienda
se un dipendente causa per negligenza danni ad oggetti o cose ad esso affidati
l’azienda si rivale sulla busta del dipendente, ora se la negligenza è stata
causata da sindaco e assessori mi sembra dovuto che a rispondere siano i soggetti
che dovevano vigilare.
A voi le conclusioni
giovedì 29 giugno 2017
Ma che bella giornata....Vanzulli e Ceriani condannati!
Oggi continuano ad arrivare belle notizie.
Altri due ciellini condannati.
Ricostruiamo un po la vicenda.
Altri due ciellini condannati.
Ricostruiamo un po la vicenda.
Il
‘metodo Kaleidos’. Una apparentemente modesta società di car sharing di
Saronno, nel Varesotto, che improvvisamente, nell’arco di sei anni, mette le mani sui più succosi
appalti pubblici regionali e sbaraglia ogni
concorrenza. Tutto grazie a un dettaglio, raccontano oggi le carte di
un’inchiesta: l’appartenenza dei manager Kaleidos, e dei funzionari regionali
chiamati a indire i bandi di gara, alla Compagnia delle Opere.
Tutti o quasi. Solo apparentemente aperti al mercato, alla concorrenza, a chi
garantiva le condizioni migliori.
Kaleidos,
raccontano le carte dell’inchiesta realizzata da carabinieri e Procura, dettava
le linee per configurare gare su misura. Consigliava i funzionari regionali
sulle condizioni da includere negli appalti, a volte chiedeva perfino che si
“alzasse la base d’asta” per ottenere guadagni più vantaggiosi. Ovviamente, per
garantirsi una vittoria scontata. Ed erano talmente sicuri di rimanere impuniti
che tutte le irregolarità si consumavano senza alcuna precauzione, soprattutto
attraverso i messaggi di posta elettronica. Dal 2005, per sei anni, sono stati
150mila quelli che i vertici della società Kaleidos – azienda con sede a
Saronno, sulla carta esperta di auto a noleggio per aziende pubbliche e private
– si sono scambiati con i funzionari della Regione, di Metropolitana Milanese,
Aler e Ferrovie Nord.
I
carabinieri del nucleo investigativo di via Moscova le hanno vagliate tutte,
arrivando alla conclusione che la società guidata fino a un anno fa dai manager
Massimo Vanzulli e Oreste Ceriani (e costituita dalla Compagnia delle Opere),
sia riuscita per anni a mettere le mani su appalti pubblici da migliaia di
euro, solo “grazie a una rete di collusioni e contatti”.
“La
comune appartenenza”. A
differenza dei tempi di Tangentopoli, gli interlocutori di Kaleidos non
vendevano sempre il proprio ruolo, la carica, la funzione per denaro o favori.
No. I rapporti con quella che i pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio chiamano
“una vastissima rete fra imprenditori e professionisti”, nel loro atto
d’accusa, andavano avanti grazie alla “comune appartenenza” al movimento di
Comunione e liberazione. “Le fonti di prova raccolte – si legge nelle carte della
Procura – hanno consentito di delineare un quadro di ampio respiro riguardante
un disegno criminale imperniato su Kaleidos e finalizzato a turbare il corretto
svolgimento di gare d’appalto di diverse amministrazioni”. Ruota tutto intorno
alla Compagnia delle Opere, secondo l’accusa. “Un’associazione sorta nel 1986
per iniziativa di soggetti appartenenti agli ambienti ecclesiali di Comunione e
Liberazione (né è sostanzialmente la sua propaggine economica), allo scopo di
essere un valore aggiunto per gli iscritti”. I carabinieri, in un loro
rapporto, ricordano anche come il motto della Compagnia sia “lo spirito di
mutua collaborazione e assistenza”. E anche i principali indagati di questa
inchiesta (Vanzulli e Ceriani, soprattutto), “come alti funzionari Kaleidos,
sono risultati assolutamente addentro a tale circuito relazionale”.
“Sono
stato favorito”. L’inchiesta
a carico dei due manager – sfociata in 16 arresti per
corruzione e turbativa d’asta nel gennaio 2013 – si è
appena conclusa. Nelle migliaia di pagine di documenti allegati, si scoprono
così particolari inediti sullo scandalo Kaleidos. E, questa volta, l’ipotesi
dell’accusa viene rafforzata anche dalle ammissioni degli stessi indagati. Di
fronte alle mail esplicite tra la società e la Regione, l’ex presidente di
Kaleidos, Vanzulli, il 3 luglio scorso, non può negare l’evidenza. “Sicuramente
sono a conoscenza – ammette – che i funzionari (della Regione), con cui mi sono relazionato,
si rifanno alla comune appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione”.
Vanzulli spiega comunque “che io offrivo un prodotto tecnicamente competitivo”,
ma subito dopo è costretto ad ammettere come “ritengo che tale comune
appartenenza mi abbia favorito”. E non basta. Per essere ancora più
dettagliati, l’ex manager ricorda ai magistrati come “il valore delle mie
capacità relazionali e l’efficacia delle stesse sono riconducibili alla mia
appartenenza alla Compagnia delle Opere, appartenenza che ha influito sulla
gestione degli appalti oggetto del processo penale”.
L’esclusiva
con la CdO. Ricapitolando,
dunque, nel corso del ventennio della presidenza del governatore Roberto Formigoni
(non indagato in questo filone, ma rappresentanza proprio del mondo di Cl),
funzionari della stessa area politica avvantaggiavano spudoratamente aziende
della “stessa appartenenza”. È ancora lo stesso Vanzulli a riconoscerlo:
“Ammetto – ricorda ancora – come Sems (società
legata a Kaleidos)
riuscì
ad avere un rapporto di esclusiva con i dirigenti della Regione nella
strutturazione dei bandi finalizzati all’ottenimento dei contributi pubblici”.
La spiegazione è sempre la stessa: questo rapporto “è stato favorito”, come “i
miei rapporti privilegiati” – insiste ancora Vanzulli – dalla “mia appartenenza
alla Cdo, nel senso che avevo la possibilità di interloquire con soggetti
appartenenti alla area politica omogenea”.
E intanto un altro ciellino finisce in gabbia
L'inchiesta di Cremona su
don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di
Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state
molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline
Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias "don Mercedes", già dirigente di
primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco
Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L'accusa: violenza sessuale con abuso
di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni.
Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una
pena fino a 12 anni.
Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le
indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il
2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema
nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.
Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono
caduti in prescrizione, come spiega La Provincia
di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli
abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes
- chiamato così per la sua passione per il lusso - che nei
luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture
cielline.
Don
Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la
Dottrina della Fede ("In considerazione della gravità dei comportamenti e
del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a
una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di
penitenza", c'era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un
esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo,
era partita l'inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il
Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti
inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.
mercoledì 14 giugno 2017
A proposito di CL
"Prima regola di CL: mai parlare di
CL.
Seconda
regola di CL: mai parlare di CL.
Terza regola di CL: se qualcuno entra in CL, si accascia, è spompato, fine dell'indottrinamento.
Quarta regola: si prega solo due per volta.
Quinta regola: un ritrovo alla volta, ragazzi.
Sesta regola: niente bermuda, niente scollature.
Settima regola: le preghiere durano per tutto il tempo necessario.
Terza regola di CL: se qualcuno entra in CL, si accascia, è spompato, fine dell'indottrinamento.
Quarta regola: si prega solo due per volta.
Quinta regola: un ritrovo alla volta, ragazzi.
Sesta regola: niente bermuda, niente scollature.
Settima regola: le preghiere durano per tutto il tempo necessario.
Ottava ed
ultima regola: se questa è la vostra prima sera a CL... dovete pregare! ”
Comunione e Liberazione, nota anche come Comunione e Raccomandazione, Corruzione e Fatturazione o anche Corruzione È Liberazione, Comunione Liberatutti è un meraviglioso movimento cattolico che tira fuori il meglio da ogni persona e non ha assolutamente nulla a che vedere con le lobby, i privilegi immeritati o con la politica.
È affiliata
a mezzo mondo, tanto per non sbagliarsi mai, ma ha una particolare predilezione
per i massoni americani, la P2 e il Rotary Club, visto che predicano sempre la
povertà. Quella degli altri.
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