martedì 1 ottobre 2013
E questa l’Italia che vogliamo?
Aumento dell’iva, reintroduzione dell’imu, disoccupazione ai record storici, lavoro precario, è questo quello che vogliamo?
E’ ora di dire basta a questa dittatura imposta dai nazzisti europei,è il momento di indire un referendum,di chiedere al popolo sovrano se e come restare in Europa.
L’alternativa è uscire immediatamente dall’euro, fare dieci anni di sacrifici e alla fine mettersi sulla riva del fiume per vedere i cadaveri passare.(primo tra tutti quello della culona tedesca)
A pensarci bene se il referendum lo avessimo fatto 5 anni fa saremmo gia a meta dell’opera.
Ma i fascisti nostrani (PD e PDL) moderni camerati degli anni 2000 non potranno mai accettare,. Loro e le loro caste di sanguisughe, non hanno alcuna intenzione di rinunciare ai privilegi che si possono permettere.
Italiani , aprite gli occhi, come potete insistere a votare quei malandrini che per puri interessi personali hanno ridotto la nazione in queste condizioni?
E voi amici della sinistra come potete continuare a votare un partito che sostenendo di essere di sinistra in realtà fa solo gli interessi di una classe “Intellettuale “ borghese?
Ricordiamoci che chi ha introdotto la riforma del mondo del lavoro peggiorando in modo assolutamente negativo le regole e alleggerendo il potere della classe operaia e impiegatizia arriva proprio da quello che poi diverrà il PD ( Biagi)
Se vogliamo ricacciare nelle fogne quei papponi che si arricchiscono alle nostre spalle è giunta l’ora di cambiare.
Non lasciamoci infinocchiare da questi maledetti, prima di passare alle maniere forti riprendiamoci il potere in modo democratico
lunedì 30 settembre 2013
Di nuovo in trincea!
Ci risiamo. E' ripartita la macchina del fango, dell'oscuramento e della menzogna contro il M5S.
Con le solite domande, allusioni, accuse. "Non avete proposte, non avete programma, non sapete cosa fare dei vostri voti."
Preparatevi, ve lo diranno, lo ripeteranno in tutte le salse. Vogliono farvi ingoiare a forza ancora una volta la pillola dell'amnesia. I porci stanno provando ad ingannarvi un'altra volta. "Chi vuole il Porcellum?" – strillano. "Grillo!". "Chi vuole lo sfacelo?" "Grillo!" "Chi vuole il caos? Grillo, Grillo, Grillo!"
Mentre i porci parlavano di legge elettorale solo il MoVimento ha votato una mozione per cancellare il Porcellum. Mentre quelli parlavano di Iva solo il MoVimento ha proposto il taglio alle pensioni d’oro per evitare l'aumento Iva. Mentre quelli votavano a favore di F35 e Tav, pagati con i soldi dei cittadini, Il M5S votava contro.
Mentre quelli si abboffavano di rimborsi elettorali – l'ultima rata è di 91 milioni di euro ai partiti - il M5S rinunciava e chiedeva la fine di questa ruberia illegittima perché così hanno deciso i cittadini nel referendum del 1993.
“Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”. Provate a dirlo allo specchio come fece Howard Beale in Quinto Potere. Provate a dirlo di fronte la telecamera, provate a scriverlo nel vostro taccuino. Provate a dirlo in faccia a chi vi sfrutta e vi prende per il culo. Provate a salvare voi stessi e il futuro delle persone che amate. Non accetterò più che un governo di falliti e corrotti mi dica che la crisi è alle spalle, che non ci saranno nuove tasse, che vogliono dopo otto anni di silenzio una nuova legge elettorale. Il Pdl e il pdmenoelle hanno votato per difendere il Porcellum, hanno affidato ai saggi del Quirinale la riforma della Costituzione, forzando l’articolo 138; hanno fatto finta di abolire l’Imu con coperture incerte e inaffidabili; hanno sospeso l’Iva per il terzo trimestre con un rincaro degli acconti pagati da imprese e cittadini sulle tasse dell’anno prossimo per poi, beffa, alzarla. Hanno fatto una legge di finta di abolizione dei rimborsi pubblici; hanno rifinanziato la cassa integrazione in deroga togliendo fondi alla detassazione del salario di produttività e alla formazione professionale; hanno presentato un piano carceri speculativo, con favori ai soliti costruttori privati, hanno favorito le banche a discapito dei piccoli risparmiatori e delle imprese; hanno massacrato, per malafede e insipienza, grandi aziende come Alitalia e Telecom; non investono nella digitalizzazione del Paese, nella diffusione della banda larga.
Il M5S al governo poteva evitare questo letamaio. Colpendo le pensioni d'oro e le rendite finanziarie, tagliando i costi della politica, le opere assurde del TAV e i progetti di guerra targati F35. Spostando tutte queste risorse verso i lavoratori, le imprese, i servizi pubblici. E ci abbiamo provato tutti i giorni pur non avendo una maggioranza parlamentare. Lo faremo presto, dopo le elezioni. Contateci. In alto i cuori.
venerdì 27 settembre 2013
Senato a 5 Stelle
"Tre mesi di battaglie a 5 stelle in Senato. Il MoVimento 5 Stelle ha denunciato per primo in Parlamento il caso dell'evasione dell'Ici da parte del Ministro Idem costringendola alle dimissioni. E' sempre grazie al M5S che è scoppiato il caso Shalabayeva con Alfano vergognosamente difeso da Pdl e Pd. Per la prima volta una forza politica, che ha già rinunciato a 42 milioni di finanziamento pubblico ai partiti, ha restituito 1,5 milioni di euro allo Stato tagliando i propri stipendi e diarie. Grazie ad un emendamento del Movimento 5 Stelle ora sarà anche possibile restituire quelle risorse finanziando un fondo per il microcredito per le piccole e medie imprese. Ora attendiamo che il governo, che ha 90 giorni di tempo dall'approvazione del provvedimento per redigere un decreto attuativo ci indichi tecnicamente dove versare le risorse del prossimo Restituition Day, che sarà a favore del microcredito per le piccole imprese. E' già passato un mese e mezzo. Sveglia Governo! In Senato in questi tre mesi ci siamo battuti per sospendere l'Irap per le piccole imprese che assumono almeno 5 giovani e per favorire l'assunzione di neolaureati evitando la migrazione di massa verso l'estero dei nostri giovani "cervelli". Indovinate come hanno votato Pd e Pdl ? Contro naturalmente. In Senato è stata battaglia per ottenere il reddito di cittadinanza, il taglio degli F35 e per bloccare il condono di 1,9 miliardi per i concessionari di slot machine." Nicola Morra
Lettera di Marco Sacchi (seconda parte-1)
EPIDEMIA REPRESSIVA
Quest’affermazione potrebbe apparire un’esagerazione, ma non lo è. Se si pensa che solo nel periodo che
va Genova 2001 fino al 2005 si sono avute: 9.000 persone sottoposte a procedimenti penali per aver rivendicato
la soddisfazione dei propri diritti (come manifestare contro la guerra imperialista).
Più della metà delle persone sottoposte a procedimento penale sono lavoratori: 4.450 tranvieri, 310 forestali precari calabresi,1240 operai delle acciaierie di Terni, 250 operai della Fiat di Termini Imerese e Cassino, 45 dipendenti
dell’ALITALIA. A quanto pare, attualmente siamo arrivati a 17.000 denunce accumulate, ed è sicuro che tutto
ciò è destinato a crescere.
Girano a proposito da parte di settori paraistituzionali proposte del tipo di un’amnistia sociale. È chiaro
che come sindacato, che per quanto piccolo, siamo sempre un’organizzazione di massa, dobbiamo affrontare
questo problema in maniera elastica. Però non si può non porre in evidenza che una proposta come
l’amnistia per quello come viene presentata, è sempre un atto di pacificazione sociale; un atto volto a
“sanare” gli effetti penali-repressivi di una situazione sociale e politico, ma che pretende anche la soluzione.
O più realisticamente, la sua composizione entro i recinti istituzionali, ed è ciò che tende le forze
promotrici di questa proposta.
Tutto questo non deve sorprendere: la libertà di sciopero e di associazione alla classe operaia non è stata
certamente regalata.
In una società divisa in classi, una classe subalterna, che quindi non detiene il potere, riesce con la lotta a
strappare alla classe dominante una concreta libertà, anche se parziale, e sempre in costante pericolo che le
sia nuovamente tolta. Questo significa che quando si parla di conquista di concrete libertà in regime borghese,
queste non possono che essere libertà che la classe soggetta strappa alla classe dominante, anche se parzialmente
e anche se possono essere rimesse in discussione.
martedì 24 settembre 2013
Informare il cittadino: Le spese folli!
I parlamentari del M5S lo avevano annunciato: avrebbero aperto le istituzioni come una scatola di tonno. E' il Questore del Senato Laura Bottici a fare seguito a quella promessa mostrando il contenuto della famosa confezione di pesce: "Dopo 6 mesi di lavoro possiamo cominciare a farvi vedere cosa fanno i Tonni dentro la scatoletta. Consiglio di Presidenza e Collegio dei Questori hanno la possibilità, tramite delibere interne e a loro insindacabile giudizio, di elargire fondi provenienti dal bilancio del Senato a soggetti pubblici e privati".
Secondo la Bottici tra i "conti che non tornano" ci sono gli 81.500 euro al Circolo di Palazzo Madama. A che titolo? Chiede la parlamentare. "In primis - racconta la Bottici - il Senato nel 2012 ha versato un contributo di Euro 81.500,00 al Circolo di Palazzo Madama, non so dove sia né cosa faccia, e sinceramente non mi interessa frequentarlo ma mi piacerebbe capire come spendono i nostri soldi. Invece per quanto riguarda le autonome elargizioni benefiche di cui sopra, nel 2012 una stretta cerchia di persone ha così deciso di spendere 1.022.513,48 Euro nostri: - Euro 546.140,00 Associazioni, Onlus, Fondazioni (quali sono?) - Euro 7.960,00 Ospedali (non saranno troppi?.....) - Euro 130.299,00 Persone fisiche (chi sono?) - Euro 22.574,59 Persone giuridiche (chi sono?) - Euro 31.500,00 Enti locali - Euro 147.459,00 Enti religiosi (non bastava l'esenzione dall'Imu?) - Euro 10.000,00 Scuole".
"Da notare - prosegue il Questore - quanto questi politici hanno devoluto a varie organizzazioni e quanto a ospedali e scuole....... l'elargizione di una borsa di studio di Euro 5.000,00 e il versamento di Euro 10.000,00 a Telethon appaiono come le solite foglie di fico".
"Compresi nel totale troviamo i fondi spesi per il concerto di Natale 2011 e2012 per Euro 65.076,45 ed Euro 4.472,16 per la mostra dei 150 anni dell'unita' d'Italia, la donazione all'Associazione ex parlamentari per Euro 15.500,00 e Euro 26.532,28 per regalie e bonus per dipendenti societa' esterne". "Nella scatoletta c'erano Tonni indisturbati, ma da quando siamo nel Palazzo gli stiamo togliendo un po' di sonno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?) Noi neppure. Alla prossima puntata", conclude la senatrice del M5S.
lunedì 23 settembre 2013
Lettera di Marco Sacchi (prima parte)
LOTTE PROLETARIE E REPRESSIONE STATALE
La crisi è diventata il terreno su cui a borghesia, sviluppa la sua vera e propria guerra di classe:
l’estorsione di crescente sfruttamento n’è l’asse portante, repressione e militarizzazione ne
sono le armi.
L’ulteriore restringimento dei margini di mediazione porta alla definizione di nuove politiche di contenimento
dei conflitti e conseguenti strategie repressive. La riscrittura del “diritto del lavoro” sotto dettatura padronale registra (e approfondisce ulteriormente) i rapporti di forza tra capitale e lavoro. Neutralizzare, paralizzare
la classe operaia, diventa essenziale per intensificare sempre di più l’estrazione dei profitti. Essa è
sempre un pericolo potenziale, latente, nonostante la vigile custodia delle centrali sindacali (CGIL-CISLUIL, sindacalismo autonomo e “di base”); in questi anni, si è giunti a privare i lavoratori delle pur minime condizioni legali per l’autorappresentazione ed organizzazione.
Il passaggio dalla concertazione ad accordi che ingabbiano e inibiscono il conflitto sui luoghi di lavoro, rappresenta una svolta pesante. Così come già succede in alcuni campi di lotta sociale, le tensioni dovrebbero essere incanalate in ambiti istituzionali e pacificate. Mentre conflitti e pratiche di carattere antagoniste sono criminalizzate. Una strategia di repressione, sempre più preventiva, colpisce sia le espressioni avanzate di autonomia, dentro le lotte, sia le organizzazioni che si dispongono in modo conseguente sul terreno dello scontro.
Le difficoltà del fronte di classe sono evidenti nella frammentazione delle forze organizzate e
nell’inadeguatezza globale dei livelli politici e organizzativi. Così, le resistenze, talvolta coraggiose e determinate, si ritrovano in difficoltà di fronte ad attacchi repressivi pesanti ma anche articolati e selettivi, che mirano all’intimidazione, disgregazione abbandono della lotta.
Nuove leggi sono varate in tempo reale all’azione repressiva in corso come l’attuale istituzionale del reato di “violazione di sito d’interesse strategico nazionale”.
È chiaro che, in tale situazione chi non arretra viene a confrontarsi con un livello di scontro difficile da sostenere senza un’adeguata strategia. La stessa continuità della lotta è legata, è condizionata dalla sua capacità di reagire alla repressione.
Così come “nessuno deve restare indietro”, e “tutti insieme Si parte, tutti insieme si ritorna”, allo stesso modo è fondamentale il sostegno di chi viene colpito, perché anche in ciò si misurano la capacità di tenuta e le ragioni della lotta. Chi non sa difendersi non potrà nemmeno attaccare.
Ma come si articola, oggi, la lotta contro la repressione? C’è il primo aspetto, appena citato, politico e umano, per cui non vanno mai lasciati soli i compagni colpiti. C’è pure un aspetto economico, che può pesare sulla sopravvivenza della lotta e dei militanti stessi: multe, le spese legali e processuali, il sostegno ai prigionieri le casse di resistenza contro i licenziamenti rappresaglia.
Infine l’aspetto politico fondamentale:
continuare a sviluppare la lotta con rinnovata determinazione. Vale a dire, solo rispondendo con nuovi salti di qualità, approfondendo lo scontro, quindi non solo sul piano della lotta specifica ma maturando, via via condizioni e termini per disporsi sul piano di lotta strategica, solo in questo modo si può evitare di avvitarsi nella difesa antirepressiva.
Bisogna avere chiaro, che più le lotte si radicalizzano, diventano antagoniste rispetto all’assetto sociale attuale, più la risposta dello Stato attraverso i suoi apparati legali (polizia, Magistratura ecc.) e non (servizi segreti, criminalità organizzata) sarà sempre (ed è già) di una maggior repressione.
Cosa si fa allora? Ci si ferma? O peggio, si arretra? Magari per poter ottenere l’attenuazione di eventuali condanne?
Queste non sono domande provocatrici - basti pensare agli anni ’80 e alla tragica scia di pentitismo e dissociazione.
Prendiamo come esempio l’esperienza NO-TAV, le ultime misure da parte dello Stato sono state molto drastiche: militarizzazione aggravata con conseguenti minacce penali e fino a quella (per ora solo agitata) di imputazione terroristico-eversiva.
Il movimento si trova davanti ad un bivio: compiere un salto in avanti, politico-organizzativo, assumendone tutte le conseguenze o arretrare.
Dal mio punto di vista è apprezzabile la tenuta militante dei compagni incriminati in sede processuale (c’è stato persino da parte di alcuni/e compagni/e l’atto di revoca degli avvocati).
In questi atti e nei processi di rottura in generale c’è la fondamentale affermazione della contrapposizione di interessi e logiche di classe che nega e fa saltare la presunta neutralità e pretesa di “giustizia” da parte dell’istituzione giudiziaria.
Questi atti arginano la tendenza più ovvia e diffusa, al diffensivismo innocentista e legalista che è proprio il terreno su cui la repressione cerca di farci arretrare.
Sempre contro la tav e sempre con i no tav
Non c’è dubbio che la giornata di sabato 21 settembre 2013 sia una di quelle che inducono a riflettere. A porsi delle domande, diciamo. A Venezia un centinaio di persone, dotate di muta, salvagente, palloncini e boe, nuotava a una certa ora del pomeriggio nel mezzo del canale tra le Zattere e la Giudecca, a Venezia, impedendo così per un paio d’ore il passaggio delle super navi da crociera. Nelle stesse ore a Chiomonte, Val di Susa, erano invece in visita il capo della polizia, il nuovo prefetto di Torino ed ex vicecapo della polizia, il procuratore capo di Torino, per annunciare, dopo le incriminazioni per “terrorismo ed eversione” contestate ad un certo numero di oppsitori della Tav, che altri duecento soldati (alpini) andranno ad aggiungersi ai poliziotti e ai militari già schierati a difesa del cantiere in cui da lunedì si comincerà a scavare il “tunnel geognostico” o “di servizio” di un tunnel Tav di cui non si conosce per altro, perché non c’è, il progetto definitivo (così che Chiomonte, 931 abitanti, ospiterà, diciamo così, 415 militari e poliziotti).
Proprio mentre il governo sceglieva il “pugno di ferro” contro la protesta in Val di Susa, e’ apparso su Internet un documento di Alfredo Davanzo e Vincenzo Sisi, delle cosiddette ‘Nuove Br’, in cui si incita il movimento No Tav a “compiere un altro salto in avanti, politico, organizzativo, assumendone anche le conseguenze, o arretrare”
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