Con l'approssimarsi delle prossime elezioni amministrative, e visto che un forum dove esprimere le proprie osservazioni e commenti sulle forze politiche in campo non esiste, ho deciso di aprirne uno completamente LIBERO dove chiunque può intervenire.
Il sito dove accedere al forum è il seguente: www.gerenzano.forumfree.it/
Tutti sono invitati a partecipare.
Cosa può fare un partito come la Lega con milioni di euro di finanziamenti pubblici? Investirli in Btp per "aiutare il Paese a risollevarsi" dal debito pubblico di cui è diretta responsabile o piuttosto in fondi esteri? La risposta la saprebbe dare anche Trota Bossi, il consigliere regionale a 12.000 euro al mese: "la seconda che hai detto!". Giusto! In dicembre la Lega ha investito in 7,7 milioni in corone norvegesi (dell'euro non si fida...), in 1,2 milioni di euro nel fondo Krispa Enterprise Ltd di Cipro e ha collocato 4,5 milioni di euro in Tanzania. Chissà perché proprio la Tanzania? I leghisti gli immigrati non li vogliono, ma fanno emigrare i soldi dei rimborsi elettorali bocciati da un referendum. Padania ladrona, la Tanzania non perdona.
Cara Susanna Camusso, la ripresa della concertazione è stata un fallimento ed ora in ogni caso non vi è più nulla da concertare.
Dopo lo “storico” accordo da te firmato con Confindustria il 28 Giugno, hai incassato l'articolo 8 e tre finanziarie Berlusconiane contro il lavoro. Dopo la tua apertura di credito al governo Monti, alla coda del PD, hai incassato una nuova finanziaria di massacro sociale- cui non hai opposto alcuna reale resistenza- ed oggi l'annuncio di un nuovo attacco all'articolo 18 senza neppure la parvenza di un reale negoziato.
La verità è che il governo Monti ha abrogato di fatto il tavolo di concertazione, e che in ogni caso la sua politica sociale, dettata da banche e Confindustria, non ha nulla da offrire ma solo da togliere al mondo del lavoro.
Sei invitata dai fatti a prenderne atto ,evitando illusioni , nuove umiliazioni, e nuove sudditanze al PD.
La CGIL è nuovamente di fronte a un bivio. O una capitolazione a Monti, Bersani, Napolitano e alla loro predicazione della responsabilità nazionale, a favore di industriali e banchieri. Oppure finalmente una lotta vera per arrestare la valanga: ciò che implica opporsi al governo Monti, rompere con il PD e con Napolitano, promuovere un'azione di massa continuativa: un'azione tanto radicale quanto radicale è l'attacco portato ai lavoratori.
Queste sono le due vie possibili. Una terza possibilità non esiste.
La svolta di lotta è tanto necessaria quanto possibile. Nonostante l'enorme disorientamento tra le fila dei lavoratori, dovuto anche a tanti anni di speranze deluse e tradite, esiste e si allarga una domanda di reazione ad un'offensiva senza precedenti nell'intero dopoguerra. Le stesse lotte di fabbrica di queste ore ne sono testimonianza.
La CGIL è oggi la principale organizzazione del mondo del lavoro in Italia. La disgregazione della sinistra la carica oltretutto di un ruolo obiettivo di supplenza politica. Se la CGIL rompesse gli indugi, si liberasse dei riflessi concertativi, chiamasse i lavoratori ad una lotta vera per vincere, richiamerebbe perciò stesso tante energie e disponibilità oggi sopite. E potrebbe riaprire la partita.
Se la CGIL varasse una piattaforma di lotta unificante per il blocco dei licenziamenti, l'abrogazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, la ripartizione tra tutti del lavoro esistente a parità di salario, un vero salario sociale ai disoccupati, un piano di opere sociali finanziato da grandi patrimoni, rendite, profitti; se la CGIL preparasse su questa piattaforma uno sciopero generale prolungato , con l'occupazione di tutte le aziende che licenziano, con la precisa volontà di piegare l'avversario e strappare risultati, essa diverrebbe il punto di riferimento dell'enorme malcontento sociale e un possibile fattore politico di svolta.
Molto dipende dalla tua volontà e dalle scelte del gruppo dirigente della tua organizzazione. Di certo un rifiuto della svolta, la continuità del piccolo cabotaggio, aprirebbero la via a una disfatta storica del mondo del lavoro. Di cui saresti pienamente responsabile, e senza alibi
"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità." Luca Mazzucco
Massima solidarietà a Beppe Grillo, ancora una volta si evince che quando si dice la verità il sistema politico e mediatico si unisce per sputtanare senza pietà le persone che osano portare a conoscenza il pensiero del popolo sovrano.
Senza se e senza ma. La condanna politica bipartisan non ammette contraddittorio. Non è mai dubitativa, né interrogativa. Se Mussolini aveva SEMPRE ragione, i politici ne hanno ancora di più. Senza se e senza ma è una trincea verbale, la nuova linea del Piave. Provate a discutere di fronte a un'affermazione di un Capezzolone o di una Serradeché corredata da senza se e senza ma finale. Impossibile. Siete già colpevoli di insurrezione armata senza se e senza ma. Il pensiero dei senza se e senza ma non prevede, come ovvio, alcun se e alcun ma. E' un pensiero unico che dà il meglio di sé quando è accompagnato dall'indignazione. Un neurone solitario che ha bisogno di conforto. La gasparizzazione della politica ha fatto il suo corso. Ormai Gasparri sembra il più intelligente del gruppo.
"L'Italia è un grande Paese e ce la farà a uscire dalla crisi" (senza se e senza ma), "le Grandi Opere sono necessarie" (senza se e senza ma), "dobbiamo rimanere in Afghanistan" (senza se e senza ma), "la Costituzione italiana è la migliore possibile" (senza se e senza ma). Il se è sovversivo e il ma è un delinquente. Il dogma è l'unico ragionamento possibile in quanto non ammette ragionamento alcuno, senza e senza ma. La Santa Inquisizione è l'ispiratrice dei senza se e senza ma. Giordano Bruno oggi si prenderebbe l'ergastolo e sarebbe suicidato in carcere. Senza e senza ma. Il senzaseesenza ma può cambiare idea improvvisamente senza se e senza ma, e dopo il calcio nel culo preso con il referendum, da nuclearista diventare antinuclearista o, per la crisi economica, trasformarsi da protettore degli evasori totali, con lo Scudo Fiscale, nello sceriffo di Nottingham. Il senzaseesenzama si riconosce dalla mancanza di spina dorsale, striscia senza se e senza ma. Da bambino prendeva l'olio di fegato di merluzzo senza protestare, scriveva sempre il tema che piaceva alla maestra e voleva diventare un politico.